3 commenti su “The more you talk, the less they train (really?)…

  1. Porca troia Matt, vaffanculo, merda, ammazzati e muori, mi stimoli e mi tocca commentare.
    Esauriti i convenevoli, passo al commento..

    Ho una mia idea abbastanza definita ma in effetti l’argomento non viene trattato molto spesso. Provo ad elencare i miei punti fermi. Partendo da quello più generale di tutti:

    1- Pochi. Concetti. Chiari. E. Precisi. Se sei un politico democristiano, Aldo Biscardi, Claudio Lotito, allora fare l’allenatore non è per te. Vale anche nella vita, eh, ma ancora di più se fai l’allenatore è necessario un linguaggio conciso, asciutto, lineare, senza iperboli e retorica se vuoi essere capito e non annoiare l’interlocutore.
    Per dirla alla meridional-omertoso: una parola è poca, due sono troppe.

    2- Le interruzioni ci devono essere, ma con la giusta misura. Grazie al cazz, mi dirai, è un pò come dire “interrompere? dipende”. Ma te lo spiego col fatto che..

    3- Per discutere approfonditamente con l’atleta di teoria c’è il prima, le pause per bere, il subito dopo, c’è il telefono.. ma quando ho una richiesta tecnica in palestra, allora la discussione teorica devo averla già fatta. Questo perchè..

    4- Io sono l’allenatore e devo avere un programma di sviluppo tecnico dell’atleta, a cui devo aver spiegato cosa voglio nei prossimi allenamenti e soprattutto PERCHE’. A volte dovrò anche dimostrargli il motivo e l’effetto della modifica che voglio apportare alla sua tecnica. In caso contrario la sua collaborazione, necessaria per modificare un gesto spesso ormai consolidato, non l’avrò mai.
    (qua potremmo aprire un discorso su quello che sa un allenatore, ma non è il nostro focus odierno…)

    5- Se ho seguito i punti 3 e 4, allora in allenamento potrò limitarmi a richiamare la teoria di cui abbiamo discusso. Lui avrà ben chiaro che se stiamo lavorando sulla ricezione io gli romperò le scatole sui fondamenti del bagher, ma su cose di cui già abbiamo parlato e che lui deve interiorizzare e correggere. I richiami non sono interruzioni lunghe, mi consento di non dover interrompere 12 persone per un aspetto che magari riguarda solo una minoranza di persone.

    6- Una cosa per volta. Semplifico: questa settimana lavoriamo sul bagher, ti rompo il cazzo su quello che non va nel tuo bagher. Settimana prossima lavoriamo sull’attacco, ti rompo il cazzo sull’attacco e ti richiamo quello che ancora non hai consolidato sul bagher. Se una settimana ti rompo il cazzo per il bagher E per l’attacco, tu mi ti rincoglionisci e fai male una cosa e l’altra

    Finisco con due concetti generali, concordando con te:
    7- il giocatore DEVE SAPERE. Bisogna spiegarglielo nel miglior modo possibile (ripetere parentesi del punto 4) perchè una volta che sa, può autocorreggersi. Io quando gioco so precisamente cosa ho fatto bene e cosa male, perchè ho in mente la teoria e ho provato la teoria giusta. E soprattutto da quando sono consapevole sono in grado di..

    8- Slegare il gesto corretto dall’effetto. Non è che un bagher # è fatto bene e una bagher – è fatto male. Se so come dovrei fare il bagher, allora non mi interessa più vederne l’esito, ma essere in grado di giudicare se l’ho fatto bene. Una battuta sbagliata bene è una battuta molto più giusta di una palla messa di là, passami la definizione tecnica, alla cazzo di cane.

    Mi sembra di essere già in contrasto col mio dogma del punto 1. Quindi saluti e baci
    MDM

    PS: magari questo commento lo riprendo nel mio, di blog..

    • Oooooh che amore… 😀
      C’è un unico punto che stride, al giocatore conferisco il compito di raggiungere obiettivi, fidandomi di aver impostato la tecnica migliore per perseguirli. Se il giocatore ha la finalità del come e non del cosa, diventa uno sport di forma e non competitivo. Lui prova a mandare la palla lì, io gli dico come farlo al meglio, poi ovvio che deve avere autocoscienza e sapere che un bagher laterale a gomiti piegati, se va in #, è puro culo (la maggior parte delle volte), però deve conservare la finalità come primario obiettivo e il metodo come strumento ottimale.
      Per il resto possiamo limonare… 😛

      • Amore, diciamo la stessa cosa. Certo che deve cercare l’obiettivo, io intendevo che il feedback sulla corretta esecuzione non deve arrivare dall’esito. Deve sempre fare ricezione #, ma non è il # che gli garantisce di aver fatto un bagher corretto.
        Possiamo limonare ancora più intensamente, adesso!

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